Storia

La storia di Santa Maria di Leuca è ricca e risalente nel tempo, già a partire dalle origini del suo nome.

Etimologicamente, il termine Leuca trae origine dalla luminosità del sito: si narra, infatti, che i marinai greci, provenienti dall’oriente, imbattendosi in questo luogo spesso illuminato dal sole, avessero soprannominato il porto “leukos” e cioè bianco. Da qui, poi, la traslazione fino a luce e quindi Leuca. Tuttavia, la reale motivazione di tale denominazione non è certa, giacché in oriente spesso veniva utilizzato il termine Leukos, e infatti altri siti vennero denominati con nomi similari. Inoltre, la vera ragione della scelta dell’aggettivo potrebbe anche rifugiarsi nel fatto che i marinai provenienti da est, che giungevano sulle coste al mattino, poco dopo l’alba, si lasciassero influenzare dal colore bianco delle abitazioni, avendo, tra l’altro, il sole alle spalle. Ulteriore ipotesi formulata nel tempo è che gli stessi marinai greci, giungendo in prossimità delle coste, avevano maggior contatto con la schiuma delle onde che, infrangendosi a riva, lasciavano intravedere il noto biancore.

Per quanto concerne il resto del nome, e cioè Santa Maria, le testimonianze più attendibili, fanno risalire tale nome all’arrivo in loco di San Pietro. Si dice, infatti, che il Santo, sbarcato sule coste salentine di ritorno dalla Palestina, abbia voluto iniziare proprio da Santa Maria di Leuca l’opera di evangelizzazione, optando per l’attuale denominazione. A suffragio di tale ipotesi, del resto, vi è anche la convinzione secondo la quale la stessa Basilica di “Santa Maria De Finibus Terrae”, sia stata costruita proprio su ordine dello stesso Pietro, in sostituzione dell’antico tempio dedicato alla dea minerva. La leggenda vuole, infatti, che le mura del tempio si siano sgretolate all’arrivo di Pietro giunto da oriente per predicare la parola di Dio. A partire da quel momento, dunque, la Basilica divenne un luogo di culto cristiano, ad oggi più volte visitato non solo da migliaia di pellegrini, ma anche da Papi: si pensi alla visita di Papa Giulio I nell’anno 343 d.C., a quella di Papa Costantino nell’anno 710 d.C., sino a giungere alla visita di Papa Benedetto XVI nel 2008.

A confermare ulteriormente l’origine del luogo per volere di Pietro, all’ingresso del Santuario è posta una lapide datata 43 d.C. che confermerebbe il passaggio dal paganesimo al cristianesimo. Ma la popolazione ha voluto strafare ed è così che gli anziani sono soliti sostenere che sulla strada che congiunge Santa Maria di Leuca a Gagliano del Capo, giunti al bivio per Leuca, nei pressi di una masseria, vi sia un antico pilastro votivo sul quale vi è l’usanza di lasciare un sasso, in ricordo della visita effettuata al Santuario. Secondo la tradizione, infatti, in quel preciso luogo San Pietro si riposò prima di prendere il suo cammino verso Roma. Un’altra leggenda tramandata nei secoli vuole, invece, che nei pressi di Giuliano (frazione di Castrignano del Capo, in provincia di Lecce) vi sia il pozzo nei pressi del quale Santo si sia fermato per dissetarsi.

Santa Maria di Leuca è anche denominata “De Finibus Terrae”, denominazione di evidente origine romana che, però, è accompagnata da ulteriori denominazioni che si sono susseguite nel tempo.

Ad esempio, Erodoto la chiamava “Promontorio Iapigio”, per via della posizione geografica, Varrone, “Uria”, per via delle sue origini, Ovidio la denominò “Sibari”, in quanto rappresentava il primo porto che si incontrava venendo dalla Grecia; Orazio e Strabone, dando voce all’esperienza dei marinai greci, la chiamarono “Leuca”.

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